Il Progetto

Perché girare un documentario su un centro sociale occupato 20 anni fa in una cittadina di provincia? A cosa serve raccontare una storia così piccola?

Il cammino di EXCIM DOC comincia alla fine del 2010 dall’esigenza di radunare e mettere insieme una serie di storie e di aneddoti ascoltati negli anni dai due autori, che fanno parte della generazione immediatamente successiva a quella degli occupanti del CSOA EXCIM.
Non era tanto la dimensione leggendaria che queste piccole storie assumevano ad interessare, quanto la loro estrema frammentarietà. Molti di questi aneddoti si sostenevano vicendevolmente – mettendo in luce i propri punti in comune – altri invece sembravano completamente scissi dagli altri, galleggianti in una propria dimensione annebbiata dal tempo, ma facendo sempre riferimento alle stesse vicende e soprattutto agli stessi luoghi: il Rosso Vivo, l’Ex Saffa, il Kondominio Okkupato, il Capitan Harlock…l’Ex Cim.

I luoghi, dunque, non rappresentano più meri contenitori degli eventi, ma assumono una dimensione attanziale, diventando veri protagonisti del racconto, apparentemente dotati di una propria dimensione emotiva personale, in grado di raccontarci storie con la stessa intensità di un personaggio in carne ed ossa. Proprio per questo in questo quaderno – come nel teaser che accompagna e nel lavoro finale – i luoghi sono quasi sempre il centro della narrazione e del racconto.

Il CSOA EXCIM ha sempre rivestito un ruolo centrale nei racconti dei protagonisti: probabilmente non era lo spazio dove aleggiasse la più grande armonia politica, ma fu sicuramente il posto in cui, per più di due anni, tutte le anime antagoniste di una piccola cittadina di provincia si radunarono intorno al luogo dove, quasi per definizione, il potere esercitava il suo controllo più stringente ed efferato: un ex manicomio.

Il giorno dell’occupazione – era l’11 marzo del 1994 – gli occupanti si trovarono di fronte a un enorme mole di documenti in grado di raccontare le privazione, le violenze e la paura che aveva attraversato quel luogo. Le mura stesse – con i loro spigoli arrotondati, costruiti per impedire agli internati di ferirsi lanciandovisi contro – raccontavano le sofferenze subite da chi lì era stato imprigionato.

Così come tutto quel materiale venne subito raccolto dagli occupanti in una mostra, il progetto EXCIM DOC si propone di mettere a sistema quella galassia di memorie che fanno riferimento a quel luogo, ma senza dimenticare tutte le correnti, le occupazioni, le persone che vi gravitarono intorno in maniera anche fortemente critica.
Questa è una storia di amore e di odio, ma soprattutto questa è una storia di conflitto. Conflitto che, come sempre, fa da levatrice ad ogni storia meritevole di essere raccontata.

Ma al di là del lato emotivo e dell’empatia personale che si può provare per un racconto orale, la volontà di questo progetto è di recuperare un sommerso, un rimosso di memoria della città di Perugia e della storia dei centri sociali occupati e autogestiti italiani.
Una memoria volontariamente esclusa dai grandi circoli storici tradizionali ma che, nel suo bisogno di essere raccontata, conserva ancora tutto il suo potere evocativo e il suo portato di antagonismo e rabbia sociale.

Studiando, scrivendo e supportando EXCIM DOC decidiamo di riappropriarci di un tassello della nostra Storia; un tassello che vorrebbe piombare dritto sulla testa di chi quegli spazi – per profitto, per convenienza, per paura o per partito – li ha sempre osteggiati.

SOFFIA ANCORA IL VENTO.

EXCIM CREW.